Vi è mai capitato di declinare l’invito ad assaggiare qualcosa di nuovo, solo perchè nuovo? E nel dubbio, per fretta o pigrizia, rispondere frettolosamente “ no grazie” e poi ricredervi?

L’invito -noi- lo abbiamo accettato in occasione della Settimana del Lavoro Agile promossa, dal 22 al 26 maggio scorso, dal Comune di Milano

smart working

Quale migliore occasione -ci siamo dette- per capire fino in fondo il significato di “Lavoro Agile” se non sperimentandolo in prima persona?

Smart Working e Lavoro Agile sono tra le parole più chiacchierate e cliccate nel 2016 e 2017. Ci sono termini che godono di buona visibilità grazie agli slang che durano il tempo di una stagione. Per esempio, in questo momento a Milano “non sei nessuno” se non dici almeno una volta al giorno “cambio di paradigma”! “Smart working” -e quest’anno anche “Lavoro Agile”- vincono il premio dell’abito di linguaggio più a lungo indossato. Termini tanto usati che corrono il rischio comune di svuotarsi di sgnificato.

Siamo una piccola società di servizi di consulenza di Milano, il nostro team è composto da donne, pendolari, single e mamme. Naturalmente nel corso degli ultimi anni, grazie anche alla fiducia del nostro management e alla peculiarità del mestiere, abbiamo realizzato formule artigianali di lavoro flessibile. Quest’anno, complice l’approvazione del DDL 2233 del 10 maggio 2017 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01008527.pdf e la conoscenza diretta di Variazioni Srl https://www.variazioni.info/ società che accompagna le aziende nell’implementazione dello smart working, abbiamo voluto comprendere il valore aggiunto che potrebbe darci un sistema strutturato di conciliazione vita/lavoro, inteso come valore aziendale per una crescita sostenibile. Ad oggi abbiamo avuto la possibilità, come molte altre lavoratrici, di svolgere le nostre attività in modalità homeoffice.

La legge è già stata definita come “leggera e vaga” nel senso che lascia ampio spazio d’interpretazione. Tuttavia su una cosa è molto chiara: il lavoro agile non è esclusivamente “il lavoro da casa”, non è delocalizzazione (telelavoro) ma un regolamento aziendale peculiare che comprende precisi modi, luoghi, tempi e spazi per realizzare lavoro in movimento.

Per le caratteristiche del nostro processo lavorativo, abbiamo sentito il bisogno di contaminazione, condivisione ed anche di un momento di “sospensione” per pianificare le prossime strategie aziendali. Così abbiamo deciso di vivere la settimana del lavoro agile, facendo un Tour presso alcuni prescelti Coworking.

Siamo state ospiti di Impact Hub Milano, FabriQ, Vitamina C ed Open Milano. Abbiamo incontrato, davanti al caffè in cucine condivise o negli open space: freelance, startupper, studenti, aziende consolidate ed associazioni. Ciò ci ha permesso di respirare sguardi a noi ignoti. Abbiamo vissuto il nuovo modo di percepire e creare il lavoro: aziende che desiderano entrare in contatto con idee, proposte, progetti concreti e persone che credono nel proprio talento, contributo e sfide personali.

Tutti i giorni ci occupiamo di bilanci di competenze, tutti i giorni incontriamo persone a caccia del “Lavoro”. Grazie a questa esperienza di “nomad worker” abbiamo constatato come la condivisione di spazi/tempi lavorativi abbia la forza di individuare e creare da subito il POTENZIALE latente dei singoli e delle organizzazioni.

Sei tu, portatore dei valori della tua azienda o per la quale lavori, ad essere protagonista reale ed immediato del contributo che puoi e desideri dare. Abbiamo vissuto così questi giorni!

Non da ultimo abbiamo potuto godere di un intervallo dalle consuete dinamiche lavorative, che ci ha permesso di produrre in un tempo e modo differente.

Il cambiamento culturale degli imprenditori e dei lavoratori è alla base del possibile sviluppo del lavoro agile e questo accade ed accadrà se e quando diventeremo worker “proprietari del nostro lavoro”.

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