Con le interviste di Fairplace ci siamo date l’obiettivo di dare spazio all’impresa giovanile, femminile, sociale ed innovativa. Con il lancio del Blog stiamo trattando temi che riguardano il nostro lavoro di Orientatrici alla Formazione e al Lavoro, raccontando esperienze e storie di vita. Sempre più ci appassiona l’argomento della scelta universitaria e del primo lavoro. Tra pochi giorni saremo presenti al Career Day Cattolica 17 http://careerdaycattolica.it/ . Per questo motivo abbiamo intervistato Elham Aghili, giovane donna, artigiana, libera professionista che grazie alla sua -non scelta universitaria- si sta affermando in qualità di Decoratrice d’Interni.

La narrazione della sua storia di vita familiare profuma d’oriente e di cultura urbana. Il suo presente lavorativo è connubio di passato, valori tradizionali e autodeterminazione femminile.

Chi sei?

“Sono nata a Sassuolo 28 anni fa da genitori Iraniani. Oggi ho idee chiarissime sul mio futuro, ho coscienza su chi sono e chi vorrei essere. Questo lo devo sopratutto ai miei tanti sbagli e all’unico errore dei miei genitori, quello di non aver capito che l’arte e la creativita’ per me erano un obiettivo e non un hobby. La mia vena artistica e la forte passione per i colori hanno sempre fatto parte di me da quando ricordo; posso raccontare un aneddoto simpatico, un ricordo d’infanzia che ho bello chiaro nella mia testa come se fosse tutto accaduto ieri. Avevo circa tre anni, forse poco piu’, avevo in camera mia un tappeto Persiano con motivi geometrci, ho preso un pennarello giallo e ho colorato tutte le parti bianche di giallo, tutta entusiasta sono corsa in cucina a chiamare mia mamma per farle vedere il mio capolavoro. Si arrabbiò molto ed io piansi a lungo. Fino a qui sembra un cliche’ sentito e risentito di disastri infantili, ma nel mio caso era diverso. Di solito i bambini quando fanno distastri sono consapevoli di aver combinato un guaio, ma io ero convinta di aver creato un capolavoro, il mio pianto era dovuto al fatto che mamma non aveva capito quanto il tappeto era piu bello con un tocco di giallo.”

Che scuole hai frequentato?

“Dalle scuole medie avevo le idee abbastanza chiare su quello che avrei voluto fare nel mio futuro. Sapevo che il mio mondo era quello di modificare l’estetica di cio’ che mi circonda. Quando dovevo sceglirere l’indirizzo del Liceo, la famiglia decise di trasferirsi in Iran, paese d’origine, per motivi lavorativi di mio padre. Io ero convinta di voler fare il liceo artistico ma i miei genitori insistevano sullo scientifico perche’ me la cavavo molto bene anche nella matematica e geometria, inoltre ritenevano che avrei avuto un futuro piu sicuro e garantito in Iran, un paese in cui la vita per le donne già in se ha delle difficolta’, poi se vuoi fare l’artista … tutto si complica anche di più. All’epoca questa insistenza la vivevo come una proibizione, mi feri’ molto. Probabilmente la loro parte di ragione e la mia mancanza di forza di volonta’ hanno vinto, scelsi il liceo scientifico. Furono anni di grande impegno nello studio, ma un po’ di tempo per sfogare la mia creativita l’ho sempre trovato.”

Che cosa ti ha spinta a rompere l’aspettativa attesa dalla famiglia?

“La fine del liceo si avvicinava ed ero convinta di aver sbagliato strada, ma il mio piu grande nemico di sempre “la mancata capacita’ di affrontare i problemi”, mi ha impedito di impormi e cambiare rotta durante gli studi. Nella mia testa ero in continua ricerca di un compromesso tra cio’ che ero e cio’ che i miei genitori ritenevano giusto che io fossi. L’incoscienza di quell’età mi faceva pensare solo in bianco/nero, tutto/niente, non rendendomi conto che io sono un compromesso tra la matematica, geometria e l’arte! E quando ho dovuto scegliere la facoltà universitaria, con grande felicità dei miei genitori, ho scelto ingegneria delle telecomunicazioni, spaventandomi un’altra volta di affrontare il problema con la famiglia.”

“Oggi la mia scelta sbagliata la vedo simile a quando qualcuno sceglie di sposare una persona per far felice la famiglia, convincendosi che con il tempo ci si puo’ innamorare di quella persona. Io di quella strada non mi sono mai innamorata ma non ho neanche mai trovato il coraggio di affrontare la mia famiglia e dirlo apertamente, mi lamentavo, ma una volta sfogata la rabbia facevo passare i giorni morendo sempre di più dentro. Non affrontavo i miei, sia perche’ li vedevo troppo entusiasti della prospettiva di futuro che vedevano nel percorso scelto, sia perche’ nel profondo del mio cuore sapevo che se mi trovavo in quella situazione alla fine era per scelta mia. In fin dei conti loro con un tono imponente esprimevano solo i desideri che avevano per la mia vita, se io non esprimevo i miei di desideri era colpa mia, non loro! Facevo di tutto meno che studiare: dal cake design all’allestimento di feste e matrimoni per amici, fino a creare bigiotteria e articoli da regalo e venderli in vari mercatini. Andavo sempre meno all’università e aumentavo sempre di piu le altre attività, fino a smettere totalmente di andare all’università, ma non avevo il coraggio di dirlo a casa. Come tutte le bugie, anche la mia doppia vita ad un certo punto è stata scoperta.

E’ stato il periodo peggiore della mia vita ma anche la mia rinascita. Da una parte avevo deluso le persone che avevo sempre voluto accontentare, quindi non solo avevo fallito nella strada che avevo intrapreso, ma avevo anche fallito nel mio disperato intento di accontentare sempre la mia famiglia! Ma dall’altra parte ero uscita totalmente allo scoperto ed ero libera e potevo inseguire i miei sogni. La mancata fiducia della mia famiglia nei miei confronti visto l’accaduto mi faceva molto male ma mi sentivo viva come non mi ero mai sentita nella mia vita. Sono entrata in una sorta di sfida personale, dovevo farcela sia perchè l’arte era il mio sogno, sia perchè volevo a tutti i costi recuperare quella fiducia che la mia famiglia aveva totalmente perso in me. La mia creaitivitù e la mia passione mi accompagnavano da sempre, ma il coraggio, il carattere forte e la mia disperata voglia d’indipendenza le ho scoperte in quel momento.”

Quando e come hai compreso che il tuo talento poteva essere anche un lavoro e fonte di guadagno?

“Ho passato settimane ad informarmi su varie accademie di belle arti e varie facoltà con un entusiasmo che non avevo mai provato fino a quel giorno, fino a quando casualmente ho scoperto un corso sul sito dell’Accademia di Belle Arti di Bologna che si chiamava Decorazione, arte e ambiente”. Gia nel titolo di questo corso mi riconoscevo, queste tre parole racchiudevano proprio il mio modo di essere, cio che già dalle scuole medie sapevo di me, avevo trovato me su un sito web ed ero la persona più felice del mondo. Quell’estate a 26 anni ho fatto la prova d’ammissione per l’accademia e da lì in poi una serie di avvenimenti per me quasi inaspettati si realizzano nel mio sogno. Quando si sogna una cosa per 26 anni, si fa fatica a rendersi conto che oggi quel sogno è vita reale. Grazie al mio account Instagram oggi lavoro con pennelli, tele e colori. In poco tempo mi hanno raggiunta molti followers e sto avendo un discreto successo. Credo per questo nel potere della tecnologia nell’arte, il contatto continuo con chi segue il processo dei miei lavori sui social network mi ha aiutato tantissimo”

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L’artigiano esprime Creatività, Indipendenza e Passione ti riconosci?

L’artigianato si è evoluto nel tempo ed oggi occorre saper adattarlo alle esigenze e le caratteristiche del mondo attuale. Oggi mi manca un anno alla laurea triennale, ho una media di voti molto alta e, senza rendermi conto di come e quando sia successo, ho cominciato a lavorare. Gia da un po’ ricevo commissioni, proposte di mostre e collaborazioni, e giorno dopo giorno, “decorazione”, “arte” e “ambiente” si sono trasformate nelle parole chiavi del mio lavoro, e ciò che mi gratifica di più è che sono solo all’inizio. Penso che l’arte sia un’espressione e c’è sempre qualcuno che coglie l’espressione. Nel mio caso, la barriera tra l’arte e l’artigianato è molto sottile, oltre all’espressione ci vuole anche astuzia, astuzia per capire il desiderio di chi si rivolge a te e saper mettere nell’opera la giusta dose di ciò che sei tu e cio che è chi si rivolge a te; se si sbagliano le dosi, il lavoro non regge.

Cosa ti sentiresti di suggerire a chi sta per scegliere una Facoltà universitaria?

“Un consiglio che mi sentirei di dare a chi oggi deve scegliere una facoltà universitaria o cerca un impiego, è d’informarsi bene, andare oltre alle facolta’ e i lavori di routine che conosciamo tutti. Il lavoro lo si può anche inventare. Ai piu giovani di me mi sentirei anche di dire di auto-conoscersi bene, conoscere i propri pregi, i propri difetti, i propri sogni. Spesso le nostre capacità sono visibili anche nei gesti quotidiani più insignificanti a cui non si da peso. Per fare un esmpio: si possono lasciare tre persone diverse in tre ambienti super disordinati, uno può trovare subito un metodo per riordinare tutto nel minor tempo, uno può essere attratto da un oggetto specifico e passare tre ore a studiarlo e pensare a come decorarlo e ri-usarlo e lasciare il resto in disordine, e il terzo magari se ne frega di tutto e si mette in un angolo a leggersi un libro e non fare caso a tutto cio che lo circonda. Ecco, non bisogna andare lontano per conoscere le proprie capacita’…

Grazie Elham per la bella testimonianza e un grosso in bocca al lupo da parte nostra!

Seguitela su Instagram elham.m.aghili.arte

 

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